In ogni generazione

In questa unità, studieremo il nostro obbligo – in quanto discendenti di coloro che furono redenti dalla schiavitù – nei confronti di coloro che sono oppressi e deboli all’interno della nostra società e nel mondo.

Unità Età : 12-14

fonte

In ogni generazione, ognuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto.

Come è detto, “E racconterai a tuo figlio in quel giorno, ‘questo si fa a causa di ciò che Dio ha fatto per me quando sono uscito dall’Egitto’” (Esodo, 13: 8)

Il Santo, che sia Benedetto, non ha redento soltanto i nostri avi; siamo stati redenti con loro.

Come è detto, “E Dio ci ha fatti uscire da lì per portarci, per darci la terra che è stata promessa ai nostri avi.

(Deuteronomio 6:23) 
Dalla  Haggadah

בְּכָל דּוֹר וָדוֹר חַיָּב אָדָם לִרְאוֹת אֶת עַצְמוֹ כְּאִלוּ הוּא יָצָא מִמִּצְרַיִם, 

שֶׁנֶּאֱמַר: “וְהִגַּדְתָּ לְבִנְךָ בַּיוֹם הַהוּא לֵאמֹר: בַּעֲבוּר זֶה עָשָׂה יְיָ לִי בְּצֵאתִי מִמִּצְרָיִם” (שמות יג ח).

לֹא אֶת אֲבוֹתֵינוּ בִּלְבָד גָּאַל הַקָּדוֹשׁ בָּרוּךְ הוּא, אֶלָּא אַף אוֹתָנוּ גָּאַל עִמָּהֶם, 

שֶׁנֶּאֱמַר: “וְאוֹתָנוּ הוֹצִיא מִשָׁם, לְמַעַן הָבִיא אֹתָנוּ, לָתֶת לָנוּ אֶת הָאָרֶץ אֲשֶׁר נִשְׁבַּע לַאֲבֹתֵנוּ”

(דברים ו כג)

Non molesterai uno straniero o non opprimerai [uno straniero] perchè foste stranieri in terra d’Egitto.

(Esodo 22: 20)

וְגֵר לֹא תוֹנֶה וְלֹא תִלְחָצֶנּוּ כִּי גֵרִים הֱיִיתֶם בְּאֶרֶץ מִצְרָיִם.

(שמות כב, כ)

ndamentali per la programmazione

domande essenziali

  • Che rapporto c’è tra la libertà e la responsabilità?
  • Che cosa significa essere “liberi” nell’ebraismo?
  • Quali sono i valori ebraici (ad esempio libertà, responsabilità, giustizia, comunità, rispetto della diversità e così via) che devono essere onorati in una società ideale?

domande di contenuto collegate alle domande essenziali

  • In che modo la Haggadà ci aiuta a pensare a situazioni di libertà e di schiavitù ai nostri tempi?
  • Chi intorno a noi è oppresso (letteralmente o metaforicamente)? Che cosa possiamo fare per alleviare questo problema?
  • Che cosa ci insegna la storia dell’uscita dall’Egitto sulla nostra responsabilità nei confronti di coloro che non sono liberi?
  • Come è la schiavitù moderna?

background per l’insegnante

Verso la fine della sezione di Magghid del Seder, dopo che abbiamo parlato della schiavitù d’Egitto e dell’uscita dall’Egitto, arriviamo alla parte del Seder in cui leggiamo In ogni generazione, che ci insegna a vivere la storia dell’uscita dall’Egitto come qualcosa che abbiamo vissuto...

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Verso la fine della sezione di Magghid del Seder, dopo che abbiamo parlato della schiavitù d’Egitto e dell’uscita dall’Egitto, arriviamo alla parte del Seder in cui leggiamo In ogni generazione, che ci insegna a vivere la storia dell’uscita dall’Egitto come qualcosa che abbiamo vissuto personalmente. L’identificazione con la storia dà origine all’obbligo di lodare e ringraziare per il miracolo, e così si conclude Magghid dopo questa parte. Nel corso della storia, ci sono stati altri momenti di sofferenza e di esilio per il popolo ebraico e il senso di identificazione con la storia dell’uscita dall’Egitto ha fatto nascere la fede e la speranza nella possibilità di essere salvati e di uscire dalle sofferenze presenti.

Le prime due citazioni della fonte riportata qui si trovano una accanto all’altra nella Haggadà e sono prese entrambe dalla Mishnà (Pesachim 10,5). La terza citazione della fonte è un verso del libro di Shemot (Esodo) che rimanda al principio etico che viene ripetuto in tutta la Torà: non ingannare o molestare lo straniero, poiché anche noi siamo stati stranieri in Egitto. Un’idea simile viene ripetuta molte volte nella Torà. Nella tradizione ebraica esiste un legame diretto tra la schiavitù vissuta dai Figli di Israele, che sono stati stranieri in terra straniera, e il nostro obbligo etico nei confronti degli stranieri e di altre persone che possono essere oppresse (la Torà parla di tre categorie di persone vulnerabili: gli stranieri, gli orfani e le vedove. Oggi possiamo ampliare questo obbligo a ogni individuo o gruppo che viene oppresso o sfruttato). L’identificazione con l’uscita dall’Egitto ci insegna la connessione tangibile con il miracolo che fu compiuto per i nostri avi – che celebriamo – nonché l’empatia che abbiamo bisogno di provare nei confronti di tutti coloro che attualmente sono deboli e oppressi o che lo sono stati in passato.

apertura opzionale
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suggerimenti per attività
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Mostra agli studenti la foto (sotto) di una bambina costretta a lavorare tratta dal progetto fotografico “Dove dormono i bambini” di  James Mollison.

La bambina nella foto:  Indira, sette anni, vive con i suoi genitori, suo fratello e sua sorella vicino alla città di Katmandu in Nepal. A casa sua c’è una sola stanza con un materasso e un letto. Indira lavora in una miniera locale da quando aveva tre anni. La sua famiglia è molto povera, perciò devono lavorare tutti. Ci sono altri 150 bambini che lavorano tutti nella stessa miniera. Indira lavora sei ore al giorno e poi aiuta sua madre con i lavori domestici.

Chiedi agli studenti:

  • Come ti fa sentire la foto?
  • Che collegamento c’è tra le foto e la festa di Pessach?

Fai scrivere le risposte a queste domande a ogni studente e poi fai condividere le loro risposte con la classe.

  1. Perchè pensi che gli individui abbiano l’obbligo di considerare se stessi come se fossero usciti dall’Egitto? Perché non è sufficiente imparare la storia dell’uscita dall’Egitto come qualcosa che è successa ai nostri antenati?  Che differenza c’è tra un’esperienza che viviamo per noi stessi e qualcosa di cui abbiamo sentito parlare che è accaduto a qualcun altro?
  2. Come possiamo considerare noi stessi come se fossimo usciti dall’Egitto se siamo nati e siamo cresciuti come persone libere?
  3. Le  esperienze difficili del passato possono colpire una persona in molti modi. Alcuni sviluppano l’empatia nei confronti di altre persone che hanno affrontato esperienze simili e altri diventano insensibili alle sofferenze degli altri. Ad esempio, pensate a un bambino che è stato bullizzato: pensate che quel bambino tenderà a aiutare altri che si trovano nella stessa situazione oppure no? Spiegate.
  4. Siamo stati stranieri in terra d’Egitto, un gruppo minoritario oppresso, e gli Egiziani sono stati crudeli con noi. Chi tra noi è oppresso oggi? Pensa a popoli e gruppi che vivono vicino e in tutto il mondo. In che modo possiamo aiutarli?
  5. Perchè pensi che nella Torà (nel libro di Shemot) ci sia un collegamento tra i Figli di Israele in Egitto e l’obbligo di agire in modo moralmente giusto nei confronti degli stranieri che vivono tra noi? Che cosa ci insegna questo sul rapporto tra la libertà e la responsabilità?
  6. Perché è particolarmente importante che noi, il popolo ebraico, diamo prova di particolare empatia e responsabilità verso la sofferenza dei membri della società oppressi? Pensa a diverse epoche della storia ebraica che ci possono insegnare ad agire in questo modo.
  7. L’obbligo di considerare noi stessi, in ogni generazione, come se fossimo usciti dall’Egitto ci insegna a considerare le difficoltà che affrontiamo ogni giorno e a trovare elementi di “schiavitù” e “libertà” nella nostra vita, a prescindere da quanto siamo lontani dalla schiavitù effettiva. In ebraico, la parola מצרים (Mitzraim, “Egitto”) assomiglia a מיצר (meytzar, “ristrettezza”), dalla radice צר (tzar) che significa stretto, e si usa anche per riferirsi alle sofferenze o alle difficoltà.
    Pensa a una difficoltà che hai vissuto e superato. C’è stato un “Mosè” che ti ha aiutato a uscire da quella condizione difficile? Di quale “Mar Rosso” (ostacoli e sfide) hai avuto bisogno per percorrere la strada per la libertà?
  • Nell’Apertura opzionale, abbiamo visto un esempio di schiavitù e di sofferenza che esiste oggi. Che cosa c’entra con “in ogni generazione”?
    – Molti dei prodotti che consumiamo sono fatti da persone prive di diritti e libertà. Possiamo evitarlo comprando articoli certificati “commercio equo e solidale”. Fai una ricerca su questo tipo di certificazione:  come si può collegare all’idea di “in ogni generazione”  e come possiamo agire responsabilmente riguardo alla schiavitù minorile?
    – Per considerare più da vicino la responsabilità nei confronti di coloro che sono oppressi o senza diritti, svolgi un progetto di ricerca in classe. Fai scegliere agli studenti un argomento da esplorare, ad esempio la schiavitù moderna, la schiavitù minorile, i profughi, una lotta  per la libertà che ha avuto luogo nella storia del tuo paese e altro. In questa ricerca devono esserci video clip, fotografie, storie personali e altro. In seguito, tieni una discussione in classe sui diversi modi in cui possiamo aiutare in ognuno dei casi. Se è possibile, pensa a un piccolo progetto a cui possono partecipare gli studenti. (Esempi: raccogliere le bottiglie vuote, farsi dare il deposito e poi dare i proventi ai bisognosi, donare indumenti e giocattoli, una campagna scolastica per aumentare la consapevolezza sull’argomento e così via).
  • Maimonide (Mishnah Torah, Regole del Chametz e della Matzà, capitolo, clausola 6) presenta questo argomento usando un linguaggio diverso da quello della Haggadà. Egli scrive, “In ogni generazione le persona hanno l’obbligo di considerare se stesso come se lei, in questo momento, fosse uscita dalla schiavitù egiziana”.
    Secondo le parole di Maimonide, che indica un obbligo di effettiva visibilità, chiedi a ogni studente di portare un oggetto che per lui rappresenta la schiavitù o la libertà. Fai presentare agli studenti i propri oggetti al resto della classe spiegando la loro scelta. Discutete: In quali ambiti siamo controllati da una persona/un oggetto/ un’abitudine/ uno schema di comportamento da cui ci piacerebbe liberarci?
  • Alcuni hanno l’abitudine di avere una sedia vuota al loro tavolo del Seder, che rappresenta le persone che non sono libere e non possono celebrare la festività. Chiedi agli studenti di scegliere una sedia vuota al loro tavolo del Seder, per rappresentare chi è privo della liberate non può celebrare la festività e di scrivere il nome su un pezzo di carta apposito che verrà appeso sulla sedia. Fai loro decorare il pezzo di carta adeguatamente. Potrebbero anche ideare e docorare una sedia in modo che esprima la sofferenza di chi vive in queste condizioni. Si può fare con un disegno o una scultura.
  • Studia la seguente citazione di Edmund Fleg, che affronta l’obbligo umano morale di agire a favore di chi è oppresso: 

    “Poiché in quel giorno Dio agì per me, io devo agire per conto di tutti coloro che sono perseguitati. Infatti, questo è ciò che la nostra antica Haggadà ci ordina: Non solo gli Ebrei, ma ogni popolo ha l’obbligo di considerare se stesso come se fosse esso stesso uscito dall’Egitto e di liberare tutti coloro che gemono in cattività.”

    (Edmond Fleg, Verso il mondo che verrà, originale in  francese)

    Parla dei valori universali che si possono imparare dall’ebraismo e di come quei valori si ritrovano anche in altre culture. Porta esempi tratti da diversi periodi storici di altre nazioni che hanno aiutato il popolo ebraico e altri popoli.

  • Leggi l’unità di studio “Eravamo schiavi” sulla schiavitù in Egitto. Che somiglianze e differenze ci sono tra i due testi? Che cosa viene messo in risalto da ogni testo?